Tra le richieste pi๠attuali e frequenti ricevute dai nostri avvocati del lavoro ci sono, senz'altro, quelle relative al mobbing. Vi spieghiamo in maniera semplice di cosa si tratta, cosa fare e come dimostrare di aver subito vessazioni sull'ambiente di lavoro.
La parola mobbing deriva dalla lingua inglese "to mob" che significa assalire, aggredire. Il primo soggetto che usò tale vocabolo fu negli anni 60 Lorenz e fu subito ricondotto nel mondo del lavoro quando si ha la necessità di esprimere il fenomeno dell'aggressione nell'ambito lavorativo. Tale termine ricondotto nell'ambiente lavorativo indica una situazione sistematica di conflitto, di turbamento, fisico e psicologico protratto nel tempo, dunque, sistematico e reiterato nel luogo di lavoro. Tali turbamenti ripetuti hanno lo scopo di danneggiare psicologicamente e fisicamente la vittima che con costanza subisce tali violenze, tali attacchi. Caratteristica fondamentale del mobbing è la reiterazione nel tempo, da parte del mobber, nei confronti della vittima con il solo scopo di danneggiarla e dunque di "mobbizzarla". Il danneggiato quotidianamente viene perseguitato dal mobber con il preciso scopo di fargli violenza psicologica, sociale e professionale. Il mobbing esclude dal suo campo di applicazione i comportamenti sporadici, singolari e temporanei focalizzando l'attenzione sulla durata e sull'intensità del comportamento vessatorio volto a condizionare patologicamente la vittima da un punto di vista psicofisico. Il mobbing va distinto da qualunque altra forma di violenza pi๠o meno grave, in quanto, nel mobbing, non abbiamo atti di violenza posti in essere con la forma ma comportamenti subdoli. Ad oggi il mobbing è entrato a pieno titolo nel mondo giuridico infatti già da alcuni anni si stanno susseguendo numerose sentenze di merito e di legittimità che hanno riconosciuto l'esistenza di tale fenomeno, pur non esistendo alcuna norma giuridica che lo disciplina.
Tra i fenomeni di mobbing sul lavoro la giurisprudenza ha introdotto anche le molestie sessuali. Per molestia sessuale si intende ogni comportamento indesiderato a connotazione sessuale o altro tipo di comportamento con finalità sessuali che offende l'altrui dignità sul posto di lavoro. Rientrano a pieno titolo nella definizione di molestia sessuale qualunque comportamento volto ad offendere la sfera di chi lo riceve e con finalità sessuale. Tribunali di merito fanno rientrare nelle molestie sessuali i continui apprezzamenti, battute a sfondo sessuale, inviti a cena, telefonate continue con ricadute sul piano sessuale, approcci di qualunque tipo e con qualunque mezzo.
Rientra a pieno titolo nel mobbing qualunque tipo di violenza costante,reiterata nel tempo, posta in essere sul luogo di lavoro volta a creare un danno psicofisico alla vittima. La violenza verbale, la violenza posta in essere mediante comportamenti diretti e/o indiretti, la violenza posta in essere mediante scrittura, che comporta un degrado delle condizioni di lavoro tali da compromettere e danneggiare la salute e professionalità del lavoratore nel luogo di lavoro rientra a pieno titolo nel mobbing. Tutto ciò che comporta un danno reale, serio ed effettivo, tutto ciò che comporta un disagio e dunque un danno per la vittima mobbizzata lavoratrice rientra nel concetto di mobbing. Il comportamento illecito non è altro che una serie di comportamenti o anche provvedimenti volti ad affliggere mentalmente e fisicamente il lavoratore-vittima.
Il mobbing viene posto in essere sul posto di lavoro dai colleghi, il così detto mobbing orizzontale, che si verifica quando uno o pi๠colleghi emarginano e discriminano un lavoratore per motivi solitamente futili. Tale tipo di mobbing è definito appunto orizzontale in quale viene posto in essere tra colleghi collocati sullo stesso livello lavorativo (mobber-lavoratore e vittima lavoratore-collega). Diversa da questo è il mobbing verticale che è posto in essere sia dall'alto verso il basso, ovvero il datore di lavoro che mobbizza il lavoratore il quale pone in essere atti voluti ed intenzionali volti ad emarginare un determinato lavoratore con lo scopo di allontanarlo dal posto di lavoro, sia dal basso verso l'alto ovvero i lavoratori che coalizzandosi pongono in essere una serie di atti ripetuti e costanti volti a mobbizzare il loro datore di lavoro.
Se si ritiene di essere vittima di mobbing è di fondamentale importanza rivolgersi ad uno studio legale esperto nel settore, in quanto, grazie all'intervento di professionisti esperti è possibile capire se ci sono i presupposti per poter agire e richiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non da mobbing. Solo un avvocato esperto, dunque, sarà in grado, grazie alle dichiarazioni e alle testimonianze della vittima suggerirci se ci siano o meno i presupposti per poter agire. Allo stesso modo, in virt๠di quanto confessato dalla vittima, il professionista sarà in grado di dirci se, oltre all'azione civile, ci siano anche i presupposti per intentare un azione penalmente rilevante, e dunque denunciare il tutto alle competenti autorità giudiziarie. Una volta certi di ricadere a pieno nel mobbing bisogna accertarsi delle conseguenze che tali condotte hanno avuto sulla vittima e per far questo bisogna far sottoporre la stessa ad accurati accertamenti medici presso strutture ospedaliere pubbliche specializzate in modo da far refertare le conseguenze psicofisiche che tali condotte hanno avuto sulla vittima.
Per dimostrare di essere vittima di comportamenti molesti, vessatori, mobbizzanti bisogna innanzitutto reperire svariate e numerose prove, che esibite in giudizio, dimostrano la responsabilità di tali comportamenti in capo al soggetto che pone in essere tali comportamenti vessatori. A tal punto risultano fondamentali registrazioni audio o video, messaggi, mail, testimonianze, documenti, tutto ciò che può essere in grado di provare tali comportamenti e di fondamentale importanza ai fini poi del buon esito del giudizio di risarcimento danni.
Per chiarire le differenze tra i due fenomeni bisogna innanzitutto partire da quanto dettato dall'art 612 bis c.p. rubricato "atti persecutori "Salvo che il fatto costituisca pi๠grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero di ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita". Anche lo stalking come il mobbing è un termine di provenienza anglosassone infatti il termine to stalk lo ritroviamo nel vocabolario della lingua inglese e significa -molestare, perseguitare-. Fondamentalmente sia il mobbing che lo stalking hanno come fine ultimo quello di arrecare alla vittima, mediante una serie di comportamenti persecutori e vessatori, danni non solo fisici ma soprattutto psichici. Lo stalking opera nella vita privata, il mobbing opera invece sul luogo di lavoro. Entrambi i fenomeni finiscono per operare nella vita sociale, personale e familiare della vittima.
Prima di accennare il concetto giuridico dello straining bisogna innanzitutto inquadrarlo etimologicamente. La parola training è di provenienza anglosassone infatti “to strain†significa mettere sotto pressione. lo Straining è una condizione psicologica difficile da valutare, e quindi anche molto difficile da provare, infatti in questo senso bisogna distinguerla dal normale stress lavorativo e dal mobbing così come inquadrato in precedenza. Nello straining non sono richiesti i requisiti propri del mobbing quali per esempio la continuità nel tempo, bastando, come detto, una, seppur grave, condotta non necessariamente associata ad un intento persecutorio (Cass. n. 18927/2016) , ma intenzionale e che crei un danno morale o biologico al lavoratore. Per aversi straining basta una sola azione i cui effetti però si protraggono nel tempo. Tale singola azione può consistere anche in un comportamento sia attivo sia omissivo tale da creare una situazione di malessere e di disagio nel lavoratore vittima di tale azione.
Come ampiamente accennato in precedenza la finalità dei comportamenti discriminatori posti in essere dal "mobber" sono quelli di isolare fisicamente e mentalmente la vittima. Tali comportamenti discriminatori assumono rilievo di illecito contrattuale ai sensi dell'art. 2087 c.c. e ove giuridicamente accertati obbligano il "mobber" a risarcire i danni patrimoniali e non, arrecati al soggetto mobbizzato, e tra questi emerge il danno biologico, il danno esistenziale e quello morale. Dunque, il soggetto che arreca un danno attraverso i suoi comportamenti mobbizzanti ha l'obbligo di risarcire ex art. 2043 c.c. il danno patrimoniale con esclusivo riferimento al danno ingiusto, ed ex art. 2059 c.c. il danno non patrimoniale il quale tutela a pieno i valori umani inviolabili riconosciuti dall'art. 32 della Costituzione, dunque danno biologico quale danno alla salute e danno esistenziale oltre che il danno morale.
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