Risarcimento Morte Ospedale: una questione molto delicata per i familiari delle vittime per malasanità ed errore medico. Rispondiamo ai quesiti pi๠comuni dei nostri assistiti su questioni di morte a causa di malasanità .
Purtroppo, tante volte, capita che un nostro parente, familiare o semplicemente un conoscente deceda presso la struttura ospedaliera. In questo caso sarà compito degli impiegati della struttura stessa di attivarsi e trasportare la salma nella sala mortuaria presente in ciascun ospedale. Presso tale luogo la salma dovrà restare almeno 24 ore, eccezion fatta pere il caso in cui la stessa dovrà essere sottoposta ad autopsia che richiede pi๠tempo ed una procedura diversa. La morte del paziente dovrà essere provata e certificata dalla struttura ospedaliera, in questi casi infatti, sarà il medico incaricato a dover refertare la morte a seguito di specifico esame di elettrocardiogramma ove in un arco di tempo della durata superiore ai 20 minuti si accerti la totale assenza di attività cardiaca. Dopo tale attività volta a costatare la morte del paziente, questo viene trasportato nella sala mortuaria ove giacerà per almeno 24 ore, ed in seguito, ove venga fatta richiesta, verrà trasportato presso la propria abitazione per un ultimo saluto di parenti ed amici. Una volta ultimate tutte le fasi immediatamente successive al decesso cosi come cronologicamente elencate, i familiari pi๠stretti, qualora ravvedano nella morte del proprio caro qualche ombra o qualche strana anomalia, è loro diritto fare richiesta presso la segreteria della struttura ospedaliera della cartella clinica del proprio caro. Tale documento è necessario per approfondire la condizione medico-clinica del paziente nella sua evoluzione cronologica. Tale documento, sottoposto all' attenzione di esperti professionisti del settore ci rivelerà eventuali errori commessi dal personale dipendente della struttura sanitaria ove il paziente è stato ricoverato, o dove ha ricevuto le prime cure prima di trovare la morte. Solo ove risultino errori in tal senso sarà possibile intentare un' azione volta ad ottenere il risarcimento del danno per errore medico.
Tutte le volte in cui viene a mancare una persona a noi cara, familiari e parenti pi๠prossimi saranno i primo a subirne la mancanza, a soffrire la propria assenza. Orbene proprio in virt๠di tale danno sofferto dai familiari della vittima, dottrina e giurisprudenza hanno elaborato il danno da perdita parentale, risarcito nel caso in cui viene a mancare un soggetto per fatto illecito altrui. Tale tipo di danno rientra a pieno nel danno non patrimoniale disciplinato dall' art. 2059 c.c.. Come già affermato tale danno è nato dall' interpretazione dottrinale e giurisprudenziale dell' art. 2059 c.c. e delle norme costituzionali a tutela della famiglia, precisamente dall' art. 2, 29 e 30 della Costituzione Italiana. In passato tale danno per essere risarcito necessitava della fondamentale prova della convivenza della vittima con il parente danneggiato, oggi tale tipo di danno ha subito una netta evoluzione, infatti, in primis va dimostrato il costante legame affettivo tra vittima e familiare, e tale tipo di orientamento ha aperto le possibilità di risarcimento anche ai membri esterni al nucleo familiare come zii, nipoti e nonni. Costante e recente giurisprudenza ha ribadito che tale ipotesi di danno si concretizza quando il parente o familiare non può pi๠godere della presenza di chi è venuto meno e del rapporto che si aveva con lui. Il risarcimento da perdita parentale va a risarcire lo stravolgimento di vita e quindi le conseguenti sofferenze psicologiche che quotidianamente il familiare si trova a dover affrontare per la perdita di un soggetto a lui caro. Giuridicamente, tale danno, pi๠che morale viene inquadrato come danno esistenziale.
Il Danno Tanatologico è definito come il danno che scaturisce dalle sofferenze fisiche sofferte dal defunto prima della sua morte a causa delle lesioni fisiche derivanti da un' azione illecita altrui. Questo danno, risarcibile, viene associato alle sofferenze morali provate dalla vittima a seguito delle lesioni gravi subite da fatto illecito altrui. Detto ciò è palese che per essere risarcito tale danno deve essere provato che la vittima abbia realmente preso visione della realtà dei fatti, fosse stato cosciente e lucido, e che quindi sia stato realmente consapevole della gravità della cosa e della reale possibilità della propria morte. Basta tale breve accenno per chiarire che tutte le volte in cui il momento della morte coincida con il momento delle lesioni personali non abbiamo l' ipotesi di risarcibilità del danno tanatologico. La definizione di Danno Tanatologico ci viene fornita in maniera precisa, puntuale e assolutamente chiara dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 13537 del 2014 la quale ha affermato quanto segue: " La paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali e si renda conto che esse saranno letali, è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se la vittima sia stata in grado di comprendere che la propria fine era imminente, sicchà©, in difetto di tale consapevolezza, non è nemmeno concepibile l'esistenza del danno in questione, a nulla rilevando che la morte sia stata effettivamente causata dalle lesioni ‘' . Tale danno dunque, attenendo alla sfera giudica della vittima, non è trasferibile e dunque risarcibile agli eredi.
I fattori che hanno determinano, e che tutt' oggi determinano la quantità del risarcimento del danno, si sono costantemente succeduti nel corso degli anni, sempre supportati da varie interpretazioni giurisprudenziali. A cavallo tra gli ani 70 e gli anni 80 si riteneva che il risarcimento del danno dovessero essere collegato alla capacità reddituale di ciascun soggetto tenendo ovviamente in considerazione la percentuale di invalidità che ha colpito il danneggiato. Tale tesi è stata subito criticata in quanto si creava una ingiusta disparità di trattamento tra i soggetti, affidando un prezzo differente al bene "salute" ed al bene "vita". Proprio per questo motivo si è ritenuto di agganciare il risarcimento del danno all' effettivo danno biologico (danno mentale e fisico) subito dal soggetto. A seguito di tale costante ed attuale orientamento giurisprudenziale, la giurisprudenza di merito ha elaborato delle tabelle frutto della costante esperienza formatasi negli anni. Tali tabelle riportano in maniera dettagliata tutti i vari importi che quantificano il danno biologico subito dalla vittima. Tale importo aumenta al crescere della percentuale di danno subito e varia al crescere dell' eta della vittima.
Sul punto infatti, una recente Cassazione del 2014 numero 5243 ha ribadito che il risarcimento del danno alla persona deve essere integrale, essendo compito del giudice accertare l'effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli. Pertanto, in tema di liquidazione del danno per la lesione del diritto alla salute, nei diversi aspetti o voci di cui tale unitaria categoria si compendia, l'applicazione dei criteri di valutazione equitativa, rimessa alla prudente discrezionalità del giudice, deve consentirne la maggiore approssimazione possibile all'integrale risarcimento, anche attraverso la cd. personalizzazione del danno.
Ovviamente è palese la differenza tra risarcimento del danno a seguito di premorienza della vittima, e risarcimento del danno da corrispondersi alla vittima danneggiata da un evento colposo o doloso altrui. Nel primo caso, ovvero in caso di morte di un soggetto, spetta ai congiunti, a titolo personale, il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale. Innanzitutto ai familiari pi๠prossimi come coniugi, figli, genitori, fratelli, o addirittura la giurisprudenza recente ha previsto la possibilità di richiedere il risarcimento non patrimoniale anche a parenti pi๠lontani qualora dimostrino di aver subito un danno psicologico a seguito della scomparsa della vittima. Qualora invece la vittima, a seguito di comportamento altrui, subisca soltanto un danno/lesione fisica il risarcimento del danno patrimoniale e non spetta esclusivamente a se stesso.
La prima formalità da adempiere è quella di fare richiesta della cartella clinica presso la struttura ospedaliera ove la vittima è stata ricoverata prima di subire il decesso. Si tenga presente che la cartella clinica non verrà consegnata immediatamente al momento della richiesta, ma si dovrà aspettare qualche giorno prima di tale consegna. Oltre a ciò, gli eredi dovranno recupero tutta la documentazione medica attinente al soggetto che prematuramente è venuto a mancare, in modo tale da far si che i consulenti medici specializzati nel caso di specie, possano ricostruire dettagliatamente la questione fin dal principio, e accertare in maniera indubbia se ci sia stata o meno una carenza da parte della struttura ospedaliera, e quindi del suo personale, che abbia portato al decesso della vittima.
La fase immediatamente successiva a quella del recupero dell' intera documentazione medica è quella di rivolgersi ad uno studio legale esperto in tale tipo di risarcimento del danno. Solo grazie alla combinazione di queste due attività , le possibilità di vedere risarcito il danno patrimoniale e non subito assume una portata nettamente rilevante. Il Nostro Studio legale da decenni è specializzato nel vasto mondo del risarcimento del danno. Infatti, i nostri avvocati, in stretta correlazione con esperti medici altamente specializzati, quotidianamente affrontano è risolvono casi di malasanità che tanta rabbia e sofferenza arrancano alle decine e decine di clienti che annualmente si rivolgono al nostro studio legale. Filo conduttore del nostro studio è quello di far si che le sofferenza arrecate ai nostri clienti possano ottenere il giusto risarcimento e che quindi possa essere fatta giustizia.
La risposta a tale domanda è insita nella domanda stessa. Tutte le volte in cui ci sia stato un errore medico, o una carenza nella struttura ospedaliera, che abbia causato la morte di un paziente, abbiamo la possibilità di richiedere il risarcimento del danno.
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