Danno Tanatologico: risaricmento, calcolo e termini

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    Cos'è il Danno tanatologico?

    Innanzitutto prima di introdurre tale argomento è doveroso chiarire l’etimologia di tale parola. Il termine tanatologico è di origine greca infatti scaturisce dall’unione di due parole “ hanatos" che significa morte e “ ogos" che significa discorso. Il danno tanatologico è definito come il danno conseguente alle sofferenze patite dal defunto prima della sua morte a causa di un fatto illecito altrui. In altre parole il danno tanatologico non è altro che il danno per le sofferenze patite dalla vittima nei momenti che precedono la sua morte proprio per la consapevolezza dell’avvicinarsi della fine della propria vita. Ovviamente la morte deve essere stata causata da una azione illecita altrui. In virtù di quanto appena asserito, tutte le volte in cui la morta sopraggiunge istantaneamente al momento dell’evento illecito altrui non si configura l’ipotesi di risarcimento del danno tanatologico. Infatti, in tal caso, la vittima non ha partito la sofferenza da morte, non ha temporalmente percepito l’avvicinarsi della propria fine e quindi non è riscontrabile in tal caso il risarcimento da danno tanatologico.  

    Un danno tanatologico è risarcibile? In quali casi?

    Il danno tanatologico rientra a pieno titolo nel risarcimento del danno non patrimoniale art. 2059 c.c., per tale è assolutamente risarcibile quando appunto tra l’evento illecito altrui e la morte della vittima intercorre un lasso temporale sufficiente a far rendere conto al soggetto morente che per lui si sta avvicinando la fine. 


    Il risarcimento del danno tanatologico può essere preteso dagli eredi? In quali casi?

    Sul punto la giurisprudenza è stata molto chiara e precisa. Infatti essendo il danno tanatologico non risarcibile tutte le volte in cui la morte sopraggiunge immediatamente, per forza maggiore la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto che tale danno non sia risarcibile iure hereditatis qualora la morte sopraggiunga nell’imminenza del evento dannoso altrui. Di recente sul punto si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione n. 22451 del 27 settembre 2017 la quale, richiamando una precedente pronuncia a Sezioni Unite del 2015 la numero 15350, ha statuito che il danno biologico trasmissibile iure hereditatis, consistente nei postumi invalidanti che hanno contraddistinto la durata concreta del periodo di vita del danneggiato dal momento della lesione fino al decesso, presuppone che gli effetti pregiudizievoli si siano effettivamente prodotti. Quindi per chiarire il concetto tutte le volte in cui tra l’episodio dannoso altri e il decesso della vittima sia trascorso un tempo ragionevolmente luogo che ha evidenziato sofferenze per la vittima con il conseguente sopraggiungere della morte della stessa, si palesa il danno tanatologico trasmissibile iure hereditatis quale danno subito e sofferto dalla vittima e che a seguito della morte si tramette agli eredi. Diversamente quindi, tutte le volte in cui la morte sopraggiunge immediatamente, tale danno tanatologico non esistendo non verrà trasmesso agli eredi. 

    Calcolo danno tanatologico

    Come si calcola il Danno tanatologico?

    La giurisprudenza per la quantificazione del danno tanatologico si rifà alle tabelle di Milano relative al danno terminale ove abbiamo da un lato i giorni trascorsi tra l’evento dannoso e la morte stessa e dall’altro gli importi giornalieri che decrescono progressivamente con il passar del tempo. Questo per il fatto che la sofferenza è molto alta nei primi giorni e con il passar del tempo va sempre più affievolendosi. Sul punto è intervenuta una sentenza della Suprema Corte la n. 29495 del 2019 la quale ha affermato che le tabelle milanesi non costituisce concretizzazione paritaria, su tutto il territorio nazionale, dell’equità per risarcire il danno da sofferenza per lesioni pre morte di un congiunto che è ontologicamente diverso da quello causato da un danno biologico della propria integrità fisica. A tale carenza soccorrono le Tabelle di Roma per la quantificazione del danno terminale le quali, essendo più complete, quindi più dettagliate, prendono in considerazione oltre all’età della vittima, anche l’età dei congiunti aventi diritto al risarcimento, la convivenza tra i soggetti (vittima e eredi che compongono il nucleo familiare).


    Quali sono i termini di prescrizione per il danno tanatologico?

    A tale domanda ci risponde l’art 2947 cc. Il quale detta: "Il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato. Per il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie il diritto si prescrive in due anni. In ogni caso, se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all'azione civile. Tuttavia, se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nei termini indicati dai primi due commi, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile”. Tale articolo delinea l’ipotesi di illecito extracontrattuale. Il primo comma chiarisce che l’azione di risarcimento danni da fatto illecito si prescrive in 5 anni. Il secondo comma invece prende in considerazione l’ipotesi di risarcimento danni conseguente alla circolazione stradale, in tal caso, l’articolo in commento prevede una prescrizione biennale. Qualora invece l’illecito altrui arrecante un danno viene considerato dal codice penale come reato, e la cui prescrizione è più lunga di quella prevista dal codice civile, quest'ultima più ampia per tale reato si estende anche all’azione di risarcimento danni in sede civile. 

    Autore articolo Danno Tanatologico: risaricmento, calcolo e termini: Sgambato Associati
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