Vi diciamo tutto sull'opposizione al licenziamento in seguito alla Legge Fornero: termine di impugnazione licenziamento, procedura e novità introdotte dalla norma.
àˆ sempre possibile impugnare un licenziamento purchè vengano rispettati i termini importi dal legislatore. L'art. 6 della legge 604/66 ha previsto per l'impugnativa stragiudiziale del licenziamento il termine di 60 giorni che iniziano a decorrere da quando il lavoratore riceve la comunicazione del sul licenziamento (con la legge Fornero a differenza del precedente orientamento legislativo, la lettera con cui si comunica il licenziamento deve essere corredata dall'indicazione dettagliata dei motivi per cui il datore vuole licenziare il lavoratore). La legge Fornero ha stabilito il termine per il deposito del ricorso giudiziale in 180 giorni che inizia a decorrere dalla data di impugnazione stragiudiziale del licenziamento. La Cass. a Sezione Unite numero 8830/2010 ha stabilito che il termine di 60 giorni per l'impugnativa di licenziamento è rispettato quando la spedizione della raccomandata con cui si impugna il licenziamento avvenga nel termine dei 60 giorni; quindi tale termine è rispettato anche se la raccomandata con la lettera di impugnazione del licenziamento pervenga al datore di lavoro oltre i 60 giorni. Chiarito ciò sorge un'altro quesito: da quale momento iniziano a decorrere i 180 giorni per la proposizione del ricorso? Iniziano a decorrere dal 61esimo giorno (il giorno successivo al temine legale stabilito dalla legge) o iniziano a decorrere dal giorno successivo a quando il lavoratore ha inoltrato la raccomandata di contestazione del licenziamento? Sul punto orientamento giurisprudenziale consolidato stabilisce che il termine iniziale dei 180 giorni per presentare ricorso iniziano a decorrere dal giorno successivo a quando il lavoratore ha depositato la raccomandata di contestazione del licenziamento.
La legge Fornero numero 92 entrata in vigore a giugno del 2012 ha apportato significati modifiche in materia di licenziamenti individuali senza toccare quelli collettivi. La Fornero, nello specifico, ha apportato modifiche solo per le aziende ove vige la tutela reale (+ di 15 dipendenti) lasciando inalterata la normativa per quanto riguarda i licenziamenti per le aziende ove vige la tutela obbligatoria (- di 15 dipendenti). Ha introdotto 1) l'obbligo di motivazione del licenziamento per il datore di lavoro; 2) gli effetti del licenziamento iniziano a decorrere non dall'atto di recesso (momento in cui il datore comunica i motivi al lavoratore che sono alla base del licenziamento) ma dalla notifica del licenziamento; 3) l'obbligo di conciliazione presso la DTL nei casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e ciò vale solo per le aziende che occupano pi๠di 15 dipendenti e fa meno di 5 licenziamenti. Pre fornero in caso di licenziamenti nulli, invalidi o illegittimi, abbiamo sempre la reintegra, con l'introduzione della Fornero al posto della reintegra viene introdotta una indennità risarcitoria. Iniziamo a parlare dei licenziamenti dichiarati nulli, in questo caso resta la reintegra pi๠il risarcimento formato da tutte le mensilità non percepite dal licenziamento alla reintegra pi๠il pagamento dei contributi, in alternativa a ciò il lavoratore può scegliere il pagamento di 15 mensilità . Rispetto alla normativa Pre-Fornero con l'introduzione della legge 92/12 cambia la disciplina per i licenziamenti disciplinari ovvero abbiamo la reintegra del lavoratore nel posto di lavoro solo se il giudice accerta che il fatto non sussiste, o sia assolutamente infondato o sia prevista per quella ipotesi una sanzione alternativa al licenziamento (multa, ammenda, richaimo), in queste ipotesi accanto alla reintegra abbiamo il risarcimento del danno fino a 12 mensilità detto l'aliunde perceptum, qundi in altre parole anche se la causa di licenziamento dura 4 anni il datore di lavoro qualora sia costretto a riassumere il lavoratore deve pagargli al massimo 12 mensilità e non l'intero periodo come avveniva ante-Fornero. Altra ipotesi è quando il lavoratore commetta un illecito non previsto dal contratto collettivo o per il quale non è prevista una sanzione alternativa al licenziamento (multa,ammenda, richiamo) in queste ipotesi al posto della reintegra abbiamo solo risarcimento da un minimo di 12 mensilità ad un massimo di 24 mensilità . Nell'ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (motivo economico), se il motivo è assolutamente infondato, quindi sia stato inventato dal datore per licenziare, in questo caso abbiamo la reintegra pi๠il pagamento delle 12 mensilità pi๠la contribuzione, diversamente, qualora il motivo indicato dal datore sia fondato ma non al punto da giustificare il licenziamento, in questo caso abbiamo solo il risarcimento del danno da un minimo di 12 mensilità ad un massimo di 24 mensilità . Infine parliamo delle modifiche apportate dalla Fornero al licenziamento inefficace (ovvero sensa rispettare la procedura indicata dalla legge, quindi senza contestazione, senza adire la dtl ecc) in questo caso non abbiamo la reintegra come ante-fornero ma solo un risarcimento del danno da 6 a 12 mensilità .
Solo per i licenziamenti comminati per giustificato motivo oggettivo la Fornero introduce l'obbligo di adire la DTL. Il datore di lavora comunica il licenziamento indicando il motivo economico al lavoratore e alla DTL la quale entro 7 giorni convoca le parti per trovare un accordo e questo incontro lo si fa davanti ad una commissione e dura al massimo 20 giorni. Le soluzioni che si cercano di trovare in alternativa al licenziamento sono: la riduzione di orario lavorativo, demansionamento, ricollocazione. In caso di accordo comunque il lavoratore ha diritto alla naspi. Mmodello impugnazione licenziamento
Assolutamente no in quanto ogni licenziamento è caratterizzato da unicità di motivi e cause.
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